67 Food&Beverage | gennaio-febbraio 2020 noi un pane di qualità inferiore e a prezzi stracciati. Ma il vero cambiamento avvenuto in questi anni nei consumi è culturale. Sempre più italiani mangiano fuori casa all’ora di pranzo, scegliendo prodotti diversi dal pane tradizionale. Una situazione difficile rispetto alla quale il convegno del Sigep ha cercato di guardare in profondità grazie anche ai dati del sondaggio lanciato da Italmopa tramite il portalewww.infofarine.it sui nuovi trend di consumo del pane in Italia. Il quadro generale vede l’industria molitoria nazionale trasformare annualmente 5.400.000 tonnellate di frumento tenero che consentono la produzione di circa 4 milioni di tonnellate di farina destinate per il 65% alla produzione di pane e sostituti del pane e per il 35% ad altri usi quali biscotteria, produzione di pizza, produzione di prodotti dolciari o pasticceria. Il consumo annuo pro-capite di pane si situa, in Italia, su circa 31 chili, un quantitativo inferiore a quello registrato in altri Paesi europei (Romania 88 chili, Germania 80 chili, Olanda 57 chili, Polonia 52 chili, Spagna 47 chili, Francia 44 chili, Regno Unito 43 chili). Dati forse sorprendenti anche perché, secondo il sondaggio Italmopa, l’84% degli italiani consuma abitualmente pane, mentre il 16% degli intervistati ha dichiarato di non consumare pane o di consumarlo in modo saltuario. Il principale motivo di esclusione del pane dall’alimentazione è di natura dietetica e salutistica. Tra coloro che consumano abitualIl crollo di consumi di pane ci ha portato all’ultimo posto rispetto ad altri Paesi europei. In Romania, infatti, si attestano sugli 88 chili a testa, in Germania 80, ma anche Spagna, Francia e Regno Unito fanno meglio di noi superando i 40 chili pro capite © dolgachov/123rf
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