N°127 Gennaio Febbraio

88 Food&Beverage | gennaio-febbraio 2020 FIRENZE Spesso si entra anche solo per visitare il luogo. Letteralmente. Visitare, come una galleria, un museo, un monumento. Consapevoli di trovarsi dentro una straordinaria cornice, la direzione e lo staff di Locale Firenze volentieri si mettono a disposizione anche come accompagnatori, guidando le persone alla scoperta delle sale dell’antico Palazzo Concini che, dopo un’imponente opera di restauro, è tornato a vivere grazie all’apertura di Locale. Proprio così: Locale. Senza articolo, senza aggettivo. Con la sola indicazione della città di cui è figlio. Una scelta precisa, nell’intento di far emergere il complesso dal semplice, il molteplice dal singolo. Ciò che rappresenta “un locale” nell’immaginario di ognuno, la definizione pura del vocabolario italiano, tutto si sintetizza in Locale: mangiare, bere, incontrarsi, ritrovarsi, ascoltare musica, rilassarsi, stare insieme, divertirsi, riposarsi. È il general manager della struttura, Faramarz Poosty, di origine iraniana, a guidarci alla scoperta di questo progetto ambizioso, persino visionario, frutto della determinazione di una famiglia di ristoratori fiorentini che ha creduto fortissimamente nella possibilità di far rinascere queste mura e farne un luogo di accoglienza e ospitalità. “Si tratta di tre livelli, risalenti a epoche diverse -spiega Poosty- del 1200 e del 1500, le cantine sono ancora più antiche, pare che le arcate in pietra siano databili al 30 a.C.”. L’ingresso attuale era l’ampio cortile e il piano terra consente di cenare letteralmente avvolti da arte e storia. Qui, nell’ala realizzata con l’ampliamento del Cinquecento, si sommano oggetti e arredi antichi: la stufa in terracotta policroma settecentesca, affreschi e stucchi a testimonianza della potenza e ricchezza dei Concini. Di grande suggestione il piano interrato, abitazione originaria del Duecento, dove sono ancora visibili il pozzo e il focolare. Sull’architrave della bocca del forno, risalente al XIII secolo, è scalpellato il simbolo dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. “Necessariamente l’intero progetto ha richiesto un impegno straordinario e una determinazione unica -continua Fara- Per posizionare il banco bar è stato necessario rimuovere tutte le pietre serene, numerarle e rimetterle al loro posto. Senza contare che ritrovare reperti è stato all’ordine del giorno, uno su tutti un portone murato ottocentesco”. Finalmente nel 2017 l’apertura, chiaramente con aspettative altissime che la proprietà e la direzione erano determinate a soddisfare. In una location di tanta bellezza e prestigio il rischio era di puntare solo su questo aspetto, in qualche modo scontato. Al contrario si è lavorato nell’ottica di spiccare per professionalità e competenza e con l’intento di associare un’atmosfera friendly, calda e rilassata a una cornice che di per sé intimidisce. “Puntare sulla bellezza era facile -chiarisce il general manager- ma noi abbiamo voluto impressionare in modo diverso; per questoLocaleè un progetto che evolve e cresce, abbiamo imparato dai nostri errori, lavoriamo Manuela Caspani Il fascino del palazzod’epoca per il Locale di Firenze Una location di prestigio in cui la miscelazione è firmata Matteo di Ienno e ai fornelli c’è Gianluca Renzi, allievo di Heinz Beck, che punta su una cucina delicata, creativa ed elegante Il Locale è ospitato a Palazzo Concini, un edificio su tre livelli che risalgono a epoche diverse. Si va dal 1200 al 1500 per arrivare alle cantine che vantano arcate in pietra che potrebbero risalire al 30 a.C. Ospita una stufa di terracotta policroma che risale al Settecento, oltre ad affreschi e stucchi che testimoniano l’importanza della famiglia che ne era proprietaria

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