42 Food&Beverage | settembre-ottobre 2020 Barcolla ma non molla. Soffre, ma dimostra tutta la sua resilienza. Dopo anni di crescita il food & beverage accusa ovviamente la potenza devastante della pandemia, ma in definitiva si comporta meglio rispetto ad altri settori. Secondo ilFood Industry Monitordell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo la mancata crescita del 2020 sarà del 5%, un dato che appare meno negativo se confrontato con il previsto calo del 9,5% del Pil mondiale. Il 2021 dovrebbe però essere l’anno del rimbalzo, sempre, aggiungiamo noi, se non saremo piegati da una seconda ondata e avremo il vaccino. Il traino della ripresa arriverà dagli scambi internazionali: le esportazioni del settore cresceranno mediamente dell’11% nel biennio 2020-2021. Meglio degli altri comparti faranno distillati, farine, food equipement, dolci, acqua, caffè e latte mentre salumi, vino, birra e packaging saranno in linea con la media del settore, e conserve e pasta registreranno la progressione più limitata. Peccato, perché l’anno era partito bene. I dati del nostro export nel primo trimestre dell’anno, appena pubblicati dall’Istat, dicono infatti che la pasta italiana, dopo il record di 2,6 miliardi di euro in esportazioni nel 2019, a marzo ha fatto registrare un ulteriore balzo nelle vendite all’estero del 21% in volume, con 97 mila tonnellate esportate in più, di cui 72 mila sui mercati comunitari. Positivo anche il risultato del vino, con un +5,1% sui mercati extra Ue nel primo quadrimestre 2020. Secondo il Consumer spending tracking di Iri, che analizza la spesa nella distribuzione organizzata in otto principali mercati (Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti e Nuova Zelanda), la crescita più elevata si è avuta in Nuova Zelanda (+21,2%) e Stati Uniti (20,3%), mentre a distanza troviamo Paesi Bassi (12,5%), Spagna (12,2%) e Regno Unito (10,4%). Meno dinamiche Germania (8,9%) e Italia (6,4%), mentre fanalino di coda è la Francia (-0,7%). Fra i trend di consumo continua in tutti i Paesi in varia misura la crescita delle private label, con la parziale eccezione del Regno Unito e dei Paesi Bassi. I prodotti a etichetta bianca valgono il 33,9% del Food in Francia (+1,7%), il 30,9% nei Paesi Bassi (+0%), il 19,7% in Italia (+2%) e il 18,7% negli Stati Uniti (+0,5). Nel Regno Unito la crescita è negativa (-2,4%), ma a fronte di una penetrazione che vale già oltre la metà del totale (53%), di gran lunga la maggiore nei Paesi analizzati. Aiutato anche dall’emergenza Covid però il mercato sta cambiando. La ricercaWhat matters to consumers when buying food? condotta a livello globale da Dnv Gl -tra gli enti di certificazione più attivi nel settore- evidenzia infatti come la pandemia abbia portato in primo piano i temi della sicurezza alimentare, prima preoccupazione per il 55%, insieme alla salute, per il 53%. Importanti anche gli aspetti ambientali (38%) e sociali (35%). In particolare, i consumatori sono attenti a una lista di ingredienti chiara (65%), all’origine del prodotto e degli ingredienti (64%), ma anche ad aspetti di sostenibilità come confezioni compoFrancesco Torlaschi 2020, la resilienza del food & beverage Il calo del settore sarà del 5%, inferiore a quello del Pil mondiale. Ma per il 2021 ci si aspetta una ripresa. Dall’e-commerce all’importanza della etichetta, ecco i nuovi trend Anche in tempi di lockdown bisognava mangiare. Quindi se i ristoranti erano chiusi gli italiani si sono consolati in casa e il settore food & beverage ha sofferto, ma non è crollato. E i consumatori si sono fatti ancora più attenti ai temi della sicurezza alimentare e degli aspetti ambientali TENDENZE
RkJQdWJsaXNoZXIy NTUwOQ==