53 Food&Beverage | settembre-ottobre 2020 SPECIALE Ivini italiani che spopolano sul mercato dei “vini di qualità” sono tutti rossi. In barba all’emergenza Covid-19, il valore delle compravendite sul Liv-ex, il London International Vintners Exchange, indice che segnala l’andamento di domanda e offerta sul mercato dei fine wines, già il 25 agosto aveva superato il totale dell’intero 2019, segnando un incremento del 28,5% anno su anno. Risultato notevole, considerando che il valore medio dei vini di questa nicchia preziosa è cresciuto nell’ultimo decennio del 9% all’anno. Sono di Barolo e Barbaresco le migliori performance in valore che, con un importante incremento, per la prima volta negli ultimi cinque anni hanno superato i Supertuscan, di solito in testa alla classifica, comunque andati molto bene, come anche il Brunello di Montalcino e il Chianti Classico, che hanno registrato una crescita del 300% nei primi 7 mesi del 2020. Ma il mondo del vino non è fatto solo di etichette top. L’offerta è variegata e la realtà è a volte difficile e si può complicare, come ci ha insegnato l’emergenza della pandemia che ha stravolto le vite di molti, condizionato pesantemente quelle di tutti con effetti sulle abitudini e, inevitabilmente, sui consumi, anche del vino, con la chiusura dell’horeca e la riduzione delle esportazioni per il rallentamento dei mercati mondiali. Oltre alla diminuzione dei consumi si è registrato un inevitabile “spostamento” degli acquisti sulla Grande distribuzione organizzata a fronte della chiusura di ristoranti, enoteche e altri esercizi. Secondo Nomisma Wine Monitor nel primo semestre del 2020 gli acquisti nella Gdo sono cresciuti del 9% in valore rispetto allo stesso periodo del 2019 e con performance più alte per i vini rossi (+10%). Sono aumentate del 102% anche le vendite on line: un incremento enorme in percentuale, ma non in volumi assoluti (il rapporto è di 1 a 16 nella Gdo), significativo di una tendenza che si consoliderà. Le vendite sono cresciute dopo il lockdown, ma il prolungarsi della chiusura dei locali e la “timidezza” della clientela a riprendere le abitudini normali stanno tuttora penalizzando i produttori dei vini di fascia medio-alta venduti in horeca, canale a sua volta in sofferenza. Ma la natura va avanti, l’uva matura e la vendemmia 2020 non aspetta che le cantine siano vuote. “L’annata 2020 si presenta con uve di ottima qualità grazie all’andamento climatico positivo e alla sanità delle uve -è il commento di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, a inizio settembre -Intanto, i primi riscontri analitici evidenziano gradazioni medio-alte e un buon rapporto zuccheri-acidità, oltre a un interessante quadro aromatico per le varietà bianche e tenori polifenolici medio-alti nelle uve a bacca rossa. Preludio per interessanti e ottimi vini”. “Le premesse sonomolto buone, mamolto dipenderà da come andranno dal punto di vistameteorologico le settimane che ci separano dalla vendemmia -conferma Barbara Tamburini, enologa consulente di numerose aziende- A oggi -metà settembre- in Valtellina le uve di nebbiolo sono bellissime, come in Toscana dove sulla costa merlot, cabernet e sangiovese sono stati raccolti e hanno un’ottima qualità, ma quantità piuttosto ridotte rispetto al 2019, a favore di concentrazione e maturità dei tannini: daranno bei vini. Nelle aree interne della Toscana, invece, c’è ancora da aspettare una settimana e i valori che descrivono la maturità fenologica fanno ben sperare, così come in Liguria, se il meteo sarà clemente. In Sicilia il merlot è di ottima qualità e il frappato è profumato, di buona struttura e colorato. Il nero d’Avola sta maturando bene, la sanità delle uve è buona e la pioggia recente è stata utile, quindi se il tempo tiene mi aspetto bei risultati. Dire come andrà il nerello sull’Etna è prematuro, ma le premesse sono ottime”. Come la vendemmia delle varietà rosse tardive, anche la ripresa della piena normalità si gioca nelle prossime settimane. La pandemia e il conseguente confinamento hanno determinato anche qualche cambiamento nell’approccio della clientela al vino. “Noto che, dopo l’esperienza del lockdown, molti clienti si sono rifugiati in una sorta di comfort zone, Si preferiscono Denominazioni e brand conosciuti, ma la pandemia ha cambiato i pesi dei canali di acquisto, favorendo online e Gdo. Cambia lo stile dei rossi, con strutture e gradazioni più importanti, pur mantenendo un’identità varietale e territoriale Clementina Palese Gdo e vendite online escono bene dai mesi del lockdown che paga la chiusura dell’horeca e il calo dell’export. A soffrire di più sono i produttori della fascia medio-alta a causa della chiusura dei ristoranti top e del calo del turismo. Se non altro l’annata 2020 si presenta con uve di ottima qualità Vini rossi, comfort zone per i clienti dei ristoranti
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