N°131 Settembre Ottobre

54 Food&Beverage | settembre-ottobre 2020 SPECIALE CASALE DEL GIGLIO Matidia 2018, nobile e intensoCesanese del Lazio Casale del Giglio rappresenta un felice intreccio tra ricerca privata e pubblica, fra aziende e Università. La casa vinicola è stata fondata nel 1967 da Dino Santarelli e si trova nell’Agro Pontino in località Le Ferriere, ad Aprilia, in provincia di Latina. Un territorio tutto da esplorare dal punto di vista vitivinicolo e per tale ragione nel 1985 fu varato il Progetto di ricerca e sviluppo Casale del Giglio, sostenuto dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio. Un progetto che ha coinvolto nomi come Attilio Scienza dell’Università Statale di Milano, Angelo Costacurta dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (Tv) e Fulvio Mattivi della Fondazione Edmund Mach-Centro Ricerca e Innovazione dell’Istituto Agrario Provinciale San Michele all’Adige (Tn), di cui è diventato protagonista e interprete l’enologo dell’azienda Paolo Tiefenthaler. Grazie anche a questi studi nascono rossi come Matidia 2018, Cesanese Lazio Rosso Igt che prende il nome da una nobildonna romana che ebbe il titolo di Augusta. Prodotto esclusivamente con uve cesanese nella zona di Olevano Romano, Matidia ha un colore rosso rubino intenso e le note tipiche del vitigno, con sentori di marasca e una leggera speziatura; ha una buona freschezza e tannini integri e al palato si rivela fine ed elegante. Molto sapido e minerale, persistente e profondo, mantiene nel tempo le proprie caratteristiche organolettiche. Oltre ai vitigni autoctoni del territorio come la biancolella di Ponza, il bellone di Anzio e il cesanese di Olevano, Casale del Giglio produce anche vini da vitigni internazionali che rappresentano i tangibili riscontri dell’attività di sperimentazione viticola iniziata nel 1985 e che potranno diventare, grazie all’ideale adattamento al microclima dell’Agro Pontino, gli autoctoni del futuro. Fra questi vogliamo menzionare il Petit Verdot al quale si affianca anche il Tempranill o, vitigno spagnolo che si distingue per il colore molto intenso con sentori fruttati di lampone, ribes nero e aromi di sottobosco, avvolti da una nota dolce di marasca matura. Al gusto è ricco e molto concentrato con note speziate e fruttate, esaltate da una consistente presenza di tannini molto dolci. L’impressione di qualche sommelier alla ripresa dell’attività nei ristoranti è che i clienti cerchino conforto nelle etichette più conosciute. Non è il momento per provare nuove strade, ma per rifugiarsi nel proprio ambiente vinicolo. Qualcuno nota anche un aumento dei consumi quasi ci fosse una voglia di recuperare le bottiglie perdute. Nella foto, i vigneti della tenuta di Casale del Giglio, nel Lazio cercando vini che non dessero sorprese, vini ‘sicuri’ -osserva Cristian Brancaleoni, senior sommelier del ristoranteDel Cambiodi Torino, una stellaMichelin- In questo stato di incertezza, anche inconsciamente, scelgono brand conosciuti, bottiglie che hanno già bevuto o di un produttore di cui qualcuno gli ha parlato”. “Dopo la fine del lockdown ho notato che la domanda si rivolge a vini più importanti e anche i consumi sono aumentati -gli fa eco Fabrizio Sartorato, chef sommelier del tristellatoDa Vittorio a Brusaporto (Bg)- Immagino sia una sorta di reazione all’isolamento che si manifesta con la voglia di dimenticare e di godere del meglio”. Al di là di queste reazioni probabilmente transitorie, la gran parte della clientela si affida ai consigli dei sommelier. Quindi a giocare un ruolo fondamentale è la carta dei vini in cui sempre più rappresentati sono i vini dei territori su cui insiste la ristorazione se

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