N°134 Febbraio Marzo

43 Food&Beverage |febbraio-marzo 2021 È diminuita la propensione al consumo, ma sono cambiati anche i criteri che guidano le scelte di acquisto. Con il protrarsi della pandemia si è allargata la percentuale delle persone orientate a contenere le spese, ma c’è la ricerca di un rapporto interiore con la libertà e bere vino viene vissuto come un atto di libertà e spensieratezza -spiega Risso- e bere vino viene vissuto come un atto di libertà e spensieratezza. Vale per tutti i vini, ma è chiaro che la scelta è basata sul ruolo che la tipologia e l’immagine di un particolare vino hanno nell’immaginario collettivo. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore è un caso-scuola: è un vino da intrattenimento, dà un senso di leggerezza ed è strettamente legato al territorio di produzione, le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio Unesco. Condizioni che, insieme al percorso di sostenibilità intrapreso da Consorzio e produttori, soddisfano la domanda attuale dei consumatori basata sul rapporto duale tra vino e territorio, identità e genius loci”. Si può, traslando, affermare che tutti i vini legati indissolubilmente all’ambiente di produzione -e in Italia sono tanti- rispondano all’immaginario collettivo post pandemico che ne riconosce il valore. E la scelta di questi travalica gli aspetti organolettici perché essi sono capaci di raccontare le storie dei luoghi e delle persone che li producono, ma anche quelle di chi li consuma. “Il racconto di una storia è un elemento rafforzativo, tuttavia bisogna fare molta attenzione -avverte Risso- a non indulgere in fantasie, a non inventare troppo a fini di marketing: è necessaria sempre una soglia di verità”. Chi non ha voglia di tornare alla vita normale? A fine pandemia avremo con certezza un rimbalzo: esploderà la voglia di vivere in modo più leggero e tutti i vini se ne avvantaggeranno.

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