51 Food&Beverage |febbraio-marzo 2021 che complessivamente ha fatturato nel 2019 sul mercato inglese quasi 771 milioni di euro, spinto dal Prosecco Dop, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono i derivati del pomodoro, ma è rilevante anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell’olio d’oliva. Importante anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano per un valore intorno a 85 milioni di euro. Senza accordo, inoltre, è il convincimento di Coldiretti, la Gran Bretagna rischiava di diventare il porto franco del falso made in Italy in Europa. Che ci potesse essere qualche problema sul fronte della burocrazia però era chiaro fin dall’inizio. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, affermò infatti che “dal 1°gennaio esportare sul mercato britannico è comunque più complicato sotto il profilo documentale e dei controlli. Di conseguenza, aumenteranno i costi”. Tutte le esportazioni devono essere accompagnate da una dichiarazione doganale. Per vini, spumanti e liquori provenienti dalla Ue scatterà dal 1°luglio l’introduzione di certificati di importazione che prevedono anche lo svolgimento di un test di laboratorio. Infine, è da mettere in preventivo un aumento della concorrenza ai nostri prodotti per gli accordi commerciali bilaterali che il Regno Unito, a seguito del recesso dalla Ue, sottoscriverà con i Paesi terzi. Un’intesa è già stata perfezionata con il Canada (nel frattempo sono arrivati ancheGiappone e Turchia, ndr) e le trattative sono in corso con gli Stati Uniti. La situazione quindi si fa più complicata anche se non manca una buona notizia. L’Unione Europea ha chiuso un accordo con la Cina, dopo trattative durate sette anni che, tra le altre cose, migliora l’accesso al mercato locale da parte delle imprese europee, lo stop al trasferimento forzato di tecnologie da parte di Pechino nell’ambito delle società miste e l’allentamento degli obblighi legati alle joint venture con partner locali. L’accordo è politico e dunque da scrivere nei dettagli, ma il passo avanti è importante anche per le opportunità che si aprono per il food italiano. AGNELLO GALLESE IGP Nessun cambiamento per l’export in Italia La nuova intesa raggiunta con la Brexit tra Regno Unito e Unione Europea consentirà agli accordi commerciali tra Galles e Italia di proseguire senza dazi, mantenendo così vivi gli scambi commerciali consolidati ormai da decenni. Senza agreement, infatti, le esportazioni di carne rossa del Galles -il cui 90% è destinato all’Unione Europea, in uno scambio che attualmente vale 180 milioni di sterline all’anno- sarebbero state soggette a tariffe Omc comprese tra il 40 e l’80%, minacciando così la redditività del Welsh Lamb e del Welsh Beef. “Perdere un mercato come quello europeo che conta 500 milioni di consumatori e che ha impiegato decenni per essere costruito sarebbe stata una tragedia -afferma Jeff Martin, responsabile per il mercato italiano di Hybu Cig Cymru, Meat Promotion Wales, Ente promotore delle carni ovine e bovine gallesi- Dopo quattro anni di incertezza per i nostri allevatori ed esportatori, il buon senso ha prevalso. Ora possiamo continuare a lavorare sull’eccellente reputazione che l’Agnello e il Manzo Gallesi hanno costruito in questi anni. Le nostre carni offrono esattamente ciò che il consumatore moderno desidera: carni allevate secondo i più alti standard di sostenibilità e benessere, completamente tracciabili dal pascolo alla tavola”. E aggiunge: “Il raggiungimento di un accordo fra UK e Unione Europea significa che continueremo a esportare il nostro Agnello Gallese in Italia senza prevedere un innalzamento dei costi. I consumatori continueranno a trovare la nostra carne nelle principali catene della Gdo e nelle macellerie, mentre a supermercati e rivenditori continueremo a offrire la qualità dei nostri prodotti e dei nostri servizi a prezzi competitivi”. Intanto, arrivano i dati delle esportazioni in Italia delle carni ovine e bovine gallesi: il 2020 è stato un anno di successo per l’agnello d’Oltremanica: sono state, infatti, 5.338 le tonnellate di carne ovina esportata nel Belpaese, per un valore di 29,639,000 sterline. Le esportazioni di Welsh Lamb verso l’Italia sono aumentate del 27,71% in volume e del 17,94% in valore rispetto all’anno precedente: “I consumatori acquistano sempre di più cibi di cui si fidano, dalla filiera garantita, prodotti con alti standard qualitativi e sempre più sostenibili, e questo ci ha premiato”.
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