94 Food&Beverage |febbraio-marzo 2021 Van Gogh e i colori della vita, al Centro San Gaetano di Padova, si protrarrà fino ad aprile, con una possibile proroga che fa ben sperare che la mostra possa essere visitabile in presenza, anche perché si scoprirebbe un Van Gogh inedito, un artista che fino a oggi è stato poco studiato o è risultato incompreso. È proprio per questo che Marco Goldin, ideatore e curatore della mostra, ha voluto legare all’esposizione un suo volume intitolato Van Gogh. L’autobiografia mai scritta, nel quale sottolinea il fatto che il geniale pittore olandese non deve essere preso in considerazione come un artista alcolizzato e pazzo, ma deve essere riscoperto nel rispetto del suo valore di uomo e pittore geniale. Le 83 opere permetteranno di scoprire i luoghi che sono stati lo scenario del suo divenire pittore e che lo hanno affascinato in uno scambio continuo tra la natura e la sua percezione interiore mentre si muoveva tra Belgio, Olanda e Francia. In esposizione ci sono anche 15 capolavori di artisti, come Millet e Gauguin, a lui connessi, e non si possono non citare le tre grandi tele di Francis Bacon che, all’inizio del percorso, dimostrano come Van Gogh abbia influenzato i massimi pittori del XX secolo. D’importanza fondamentale le sue nature morte dipinte a Parigi tra il 1886 e il 1887 che rappresentano una tappa della variazione dell’intonazione cromatica fondamentale per Van Gogh che finalmente riesce ad accendere i suoi primi colori innovativi e luminosi, allontanandosi dal fondo olandese. Tutto questo grazie allo studio della teoria dei colori e dopo essere stato per la prima volta a contatto con le migliori espressioni dell’arte moderna del tempo, prime fra tutte quelle dell’Impressionismo e del Postimpressionismo. Emblematica è la Natura morta con fiori di campo e rose realizzata tra il 1886 e il 1887, la più maestosa dipinta da Van Gogh, di fronte alla quale si resta colpiti dalla ricchezza e dalla imperiosa nobiltà del colore rosso che si impone all’occhio di chi guarda. Brillante anche il bianco delle margheritine che spicca tra i fiori rossi, mentre attorno al vaso il rosa antico delle rose dona un tocco di raffinatezza all’insieme. Dallo sfondo oscuro su cui si stagliano i fiori di campo blu opaco, si passa al vermiglio e al candore degli altri fiori che emergono dallo sfondo chiaro, in un gioco in cui sembra quasi che essi stessi con il loro colore siano soli di luce. Del 1887 è Fiori in un vaso blu in cui ormai Van Gogh ha scoperto il “colore nuovo” anche grazie all’analisi del puntinismo della pittura di Seurat. Oltre i ritratti dei suoi amici che si trovano nella sezione dedicata al periodo di Arles del 1888, non poteva mancare l’Autoritratto con cappello grigio di feltro, manifesto della mostra, del 1887, anno che viene considerato quello della sua nascita a pittore moderno, e in cui l’arancione e il blu, colori complementari, la fanno da padroni. Nel 1888 Van Gogh arriva in Provenza e le tinte ardenti dei paesaggi e dell’aria di quella terra si rifletteranno nei suoi dipinti come ispiratori di eccezionali capolavori. Ne Il Seminatore, ad esempio, il giallo del sole che tramonta all’orizzonte sembra abbagliare di luce vera chi lo osserva posto al centro della tela come privilegiato dispensatore di vita. Il campo di grano CULTURA&GUSTO La mostra ospitata al Centro San Gaetano di Padova ripercorre alcuni passaggi esistenziali e stilistici del maestro la cui arte ha influenzato i massimi artisti del XX secolo. Presenti anche 15 opere di Millet e Gauguin Irene Catarella I colori di Van Gogh un genio da riscoprire Tra le opere più famose di Vincent Van Gogh, “Il Seminatore”, sopra, e, a destra, l’“Autoritratto con cappello grigio di feltro”, manifesto della mostra ideata da Marco Goldin per riscoprire il pittore olandese come artista geniale. Nell’altra pagina, “Paesaggio con covoni e luna nascente” e “Paesaggio a Saint-Rémy”
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