12 Food&Beverage | aprile-maggio 2021 Ci sono i vini facili e c’è il Wildbacher. Che non è solo un vitigno e un vino, ma una visione, un sogno venuto da lontano che ha ricevuto nuova linfa dalle terre di Col Sandago e dall’intuito di Martino Zanetti. È un rosso che ha bisogno di una cura maniacale e che per essere celebrato al meglio è stato rivestito con una nuova immagine che esalta il suo essere pregiato e unico. L’etichetta del Wildbacher è stata ripensata per elevarne il posizionamento e quindi si è deciso per un ritorno alle origini con una rivisitazione più contemporanea del decorativo cartaglorie: lo stilema grafico si veste di luce grazie alla lamina dorata. Il nome Wildbacher è tracciato con raffinatezza in un caldo e pregiato rosso, capace di stagliarsi in modo netto sull’etichetta che ha un allure di carta invecchiata. Le cose preziose, si sa, devono essere protette e svelate pian piano, per mantenere intatta l’esclusività. Per questo ciascuna bottiglia di Wildbacher, prodotto in un numero limitato ogni anno, ha un piccolo pendaglio che riconosce la numerazione ed è avvolto in una velina porpora come un manto regale, con la quale è posto a riposare in scrigni di legno. Anche quello del restyling non è stato un progetto facile, poiché è iniziato circa tre anni fa, un tempo consono per un vino che vanta una storia fascinosa e ammaliante di resilienza, intuito e amore per la terra. Una storia che inizia nelle campagne di Deutsch-Landberg, nella Stiria Occidentale, in Austria, e narra di un vitigno fiero e testardo che arriva nelle campagne di Susegana, nella Marca Trevigiana. Qui, circa due secoli fa, ricomincia una nuova vita, difficile e complessa. Le terre in cui trova rifugio ospitano però altri vitigni, molto più conosciuti e diffusi. Relegato in un angolo, il Wildbacher quasi scompare, ma viene riscoperto, ai giorni nostri, da Martino Zanetti che rivaluta quei filari abbandonati e affida ad agronomi esperti lo studio di queste uve. Nasce così, su terreni argilloso-calcarei con scheletro in arenaria, il biotipo di Col Sandago, un vitigno che nelle terre trevigiane arricchisce i propri profumi e sentori, ma che va trattato con una cura certosina. La progettazione dei filari è scrupolosa, la vendemmia dei piccoli grappoli con acini compatti e poco polposi viene fatta a mano, ogni vite produce soltanto1, 2 chili di uva. Anche dopo la vendemmia il Wildbacher Col Sandago riposa almeno due anni in botte e poi segue un lungo affinamento in bottiglia prima di svelare il suo colore rosso intenso e il profumo ampio, con sentori di frutti di bosco e more, di fiori di campo, di erbe aromatiche. Al gusto è elegante e vigoroso insieme, ben strutturato e tannico, con una buona acidità nel finale che dona freschezza. Si accompagna a piatti a base di carne saporiti, brasati, selvaggina e formaggi maturi. Un rosso elegante e ben strutturato che nasce da un vitigno difficile che Martino Zanetti ha selezionato: nelle terre trevigiane si arricchisce di profumi e sentori acquisendo un pregio unico sottolineato da un fine restyling Il Wildbacher Col Sandago si veste di nuova luce Francesco Torlaschi VENETO Wildbacher, prodotto in un numero limitato di bottiglie, è un rosso elegante e vigoroso che riposa almeno due anni in botte a cui segue un lungo affinamento. Il suo pregio è stato ulteriormente sottolineato da una rivisitazione più contemporanea del decorativo cartaglorie dell’etichetta
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