N°135 Aprile Maggio

65 Food&Beverage | aprile-maggio 2021  In Italia c’è l’abitudine a bere vini bianchi giovani perché con il nostro clima negli anni passati era più difficile produrre bianchi capaci di invecchiare. Ma oggi tutto è cambiato grazie a ricerca e tecnologia che aprono nuove possibilità. Ne sono un esempio anche i vini di Michele Satta, di cui vediamo i vigneti, nel cuore della Doc Bolgheri appena inserito in catalogo un bianco del millesimo 2018 “progettato” proprio per uscire a tre anni dalla vendemmia. “Vini così sono delle discrete rarità -racconta Pietro Pellegrini, presidente dell’azienda- Se ci sono bianchi anche italiani che hanno dimostrato di migliorare nel tempo, sono però poche le etichette destinate a uscire più avanti rispetto ai tempi della stragrande maggioranza dei bianchi. Importando da Francia e Germania siamo abituati a proporre vini bianchi dotati di capacità di invecchiamento e quindi proponiamo anche etichette italiane con queste caratteristiche molto ricercate da sommelier della ristorazione di fascia più alta. Fino a qualche decina di anni fa in Italia c’erano solo alcuni bianchi considerati longevi, ben noti e fondamentalmente caratterizzati da un affinamento in legno importante che lasciava un timbro pesante al vino. Poi anche noi abbiamo capito, e lo dico da enologo, che ci vuole un equilibrio basato su rese opportune, epoca di raccolta giusta e pH adeguato. L’apprezzamento dei MICHELE SATTA Giovin Re 2018, vibrante Viogner in purezza Michele Satta ha fondato l’azienda che porta il suo nome nel 1983 a Castagneto Carducci, nel cuore della Doc Bolgheri. Un territorio che si affaccia a ovest sul mar Tirreno, mentre sui restanti punti cardinali è circondata da colline che creano una sorta di anfiteatro naturale. Oggi l’azienda ha una disponibilità di 23 ettari per una produzione di 150 mila bottiglie, tutte da uve di produzione propria certificate biologiche, con attenzione anche alla biodinamica ed alla sostenibilità. In ogni vigna sono presenti le cultivar che, dopo anni di osservazione, sono state ritenute le più rappresentative del territorio: viognier, vermentino e sauvignon per i bianchi, cabernet sauvignon, merlot, syrah, sangiovese e teroldego per i rossi. In cantina la vinificazione è classica e per gli affinamenti si utilizzano barrique, anfore, botti di cemento. La filosofia aziendale trae origine dalla vita del suo fondatore: una passione sconfinata per l’agricoltura che impara a 360° durante la sua prima esperienza nella fattoria di Castagneto Carducci. Il vino è la passione di Michele Satta che propone etichette come Giovin Re Toscana Igt, nato da un’improvvisa intuizione. Assaggia l’uva in vendemmia, ne coglie la straordinaria ricchezza aromatica e decide di vinificare questo Viognier in purezza. Giovin Re Toscana Igt conferma anno dopo anno il proprio valore. Dopo l’inoculo dei lieviti ai primi accenni di fermentazione il vino viene travasato per metà in barrique riasciate e per metà in cemento: qui svolge la fermentazione alcolica e sosta fino a gennaio senza svolgere la malolattica; frequenza e durata del batonnage sono valutate tramite frequenti assaggi. Una volta assemblato, il vino sosta due mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento, senza alcuna chiarifica, previsto per marzo. Giovin Re affina ancora un anno in bottiglia prima della commercializzazione e raggiunge la piena espressione nei due anni seguenti. Ha un bel giallo intenso e brillante, al naso è un’esplosione si sentori aromatici che vanno dalla frutta aggrumata, a note quasi tropicali, con spezie che lo completano: elegante e vibrante ha una bellissima corrispondenza in bocca dove queste note sono perfettamente riconoscibili e si accompagnano a succo e rotondità. Un vino ampio e al contempo vivace e dinamico con una grande beva, piacevolissima. Giovin Re 2018 vanta una capacità di invecchiamento che può arrivare fino a 15 anni.

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