N°135 Aprile Maggio

66 Food&Beverage | aprile-maggio 2021 SPECIALE MONCARO L’anima green del Verde Ca’ Ruptae 2019 Il Verde Ca’ Ruptae Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore dell’azienda Moncaro di Montecarotto (An) è nato per dimostrare la massima espressione del Verdicchio. La prima vendemmia di questa etichetta risale al 1988 e negli anni ha collezionato tutti i più prestigiosi riconoscimenti internazionali. Frutto di antichi cloni tramandati dai contadini locali, nasce da tre vigneti selezionati: contrada San Martino (Serra de’ Conti), San Lorenzo (Montecarotto) e Piagge (Castelplanio) con viti d’età fino a 30 anni a un’altitudine di 250-300 metri. Colore giallo paglierino, brillante, sfumato di verde e oro nei riflessi, profuma di pomacee, erbe aromatiche, lieviti, fiori di rovo, acacia e ginestra. Intenso, lungo e complesso al gusto, è secco e di giusta morbidezza. Il tempo gli dà ragione di essere un grande vino, esprimendo negli anni il meglio di se stesso e mantenendo comunque le sue caratteristiche peculiari gusto olfattive. Il consiglio: per ogni annata tenetene una bottiglia in cantina e lasciatela maturare. Nel 2021 Moncaro ha conseguito la certificazione Equalitas a garanzia della sostenibilità delle sue cantine, in linea con il codice etico aziendale, come conseguenza della redazione del bilancio di sostenibilità che porta l’azienda a testimoniare il proprio ruolo di primo piano nella viticoltura delle Marche. Quando la cantina venne fondata, nel 1964, i soci compensarono la costruzione dello stabilimento di Montecarotto piantando un bosco. Lo stesso che oggi avvolge il centro degustazione Le Busche e l’imponente cantina di affinamento sulle colline della Vallesina. La produzione comprende tutte le Doc marchigiane, e continua a tener fede alla coltivazione sostenibile. Basti ricordare che, già prima della normativa sul biologico avvenuta nei primi anni ‘80, i vigneti venivano coltivati con tecniche a basso impatto ambientale. Oggi Moncaro ha tre cantine: la sede di Montecarotto (An), quella di Camerano, sul Conero, e quella di Acquaviva Picena (Ap) sintetizzate dai tre merli presenti nel marchio. Moncaro ha puntato tutto sulla sostenibilità: riconversione importante di vigneti al bio (il 5% di tutti i vigneti bio regionali sono di Moncaro), utilizzo di energie rinnovabili e tecnologie di produzione senza solfiti aggiunti (la linea Atavico). Inoltre, la cucina di mare con vista sui vigneti è uno dei must aziendali: il ristorante di proprietà Erard. bianchi affinati per qualche anno è soprattutto una questione di conoscenza e cultura. Non pensiamo che i consumatori siano ignoranti, anzi, c’è una curiosità che si traduce in apprezzamento. Quello che manca di più è la proposta. Noi abbiamo in catalogo una etichetta in sei annate diverse fino al 2013, la migliore, e non di fascia alta di prezzo, ma intorno ai 13-14 euro all’ingrosso alla ristorazione. Da noi, ferme restando l’importanza dell’attitudine del vitigno e della tecnica in vigneto e cantina, in una geografia della longevità dei bianchi viene immediato pensare al Nord, alle zone fredde, e al Sud in altitudine e nell’interno, dove si attendono maggiori acidità non tanto soltanto in volume, quanto in qualità. Attenzione, però, produrre un vino bianco longevo in un’ottima vendemmia può essere un caso, perché i grandi vini lo sono con continuità”. Un discorso diverso riguarda il Nord d’Europa dove i bianchi hanno bisogno di “sistemarsi” proprio perché a una certa latitudine ci sono delle acidità Nell’ultimo anno la pandemia ha giocato un ruolo cruciale. Così, in tempi difficili i consumatori si sono affidati più di prima a marchi e brand. Con i ristoranti chiusi, le enoteche, per mantenere il contatto con i clienti, hanno puntato su nomi conosciuti. E altri vini, pur di livello, ma meno noti, hanno sofferto di più. Non è stato così, però, per la marchigiana Moncaro che da tempo valorizza il Verdicchio proponendolo anche affinato 

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