69 Food&Beverage | aprile-maggio 2021 Nonostante l’interesse e la capacità dei produttori la quota di mercato dei vini affinati rimane molto piccola e il cammino è ancora lungo. Colpa anche di un’offerta ancora limitata, ma i segnali positivi non mancano anche se forse bisognerebbe avere una maggiore consapevolezza della qualità dei vini prodotti. Tra le aziende che valorizzano i lunghi affinamenti c’è la siciliana Rapitalà globale sta cambiando le cose. Così, sono freddissime la Borgogna e la Loira dove per bere un buon Sauvignon con le sue caratteristiche peculiari, come la pietra focaia, bisogna aspettare. Oggi c’è un consumatore più capace di degustare che non rincorre più l’ultima annata di un bianco, pur senza andare su vini con affinamento in legno, che peraltro in Italia sono una piccola percentuale. E questo al di là di alcuni bianchi da godere giovani quando massima è l’espressione del fruttato. Inoltre, la pandemia ha rallentato le vendite e quindi molte cantine stanno lavorando su vini più evoluti. Proporre oggi un’annata 2018 o 2019 non desta sorpresa se il vino è di qualità. Qualche sera fa in una degustazione per degli ospiti di un albergo abbiamo fatto assaggiare vini del Lazio del 2015, cosa fuori dall’immaginario dei bianchi di questa regione”. “La pandemia ha registrato un’altra conseguenza trasversale: sono rimaste vive le marche, i brand -aggiunge Massimo Sagna- D’altra parte è anche RAPITALÀ Il carattere di Conte Hugues Chardonnay 2018 Tra le prime aziende vitivinicole a piantare vitigni francesi in Sicilia come chardonnay, pinot nero e cabernet, Rapitalà viene fondata da Hugues Bernard, Conte de la Gatinais, che sposò Luigia Guarrasi, discendente di una storica famiglia palermitana. Oggi l’azienda è condotta dal figlio Laurent con l’aiuto dell’enologo Silvio Centonze che prosegue nella filosofia aziendale volta a mantenere gli autentici sapori e profumi della terra di Sicilia. La tenuta si trova a Camporeale, in provincia di Palermo, e si estende per 163 ettari di vigneto, di cui gran parte nella zona dell’Alcamo. Catarratto, grillo, nero d’Avola, syrah e chardonnay sono alcuni dei vitigni coltivati su terreni argilloso-sabbiosi a 450 metri d’altitudine. Qui nascono vini di pregio, come il Conte Hugues Chardonnay Terre Siciliane Igt 2018. Un vino frutto di una vendemmia caratterizzata da un grande equilibrio meteo-climatico e con produzione nella media degli anni precedenti. Dal punto di vista qualitativo, la tipologia di suolo e le pratiche agronomiche adottate hanno permesso alle uve di beneficiare di lievi precipitazioni estive che si sono avute tra luglio e agosto, raggiungendo un ottimo bilancio idrico. Dilatati anche i tempi di raccolta per via di una maturazione più lenta e un accumulo zuccherino negli acini più contenuto, permettendone una maggiore freschezza acidica e aromatica. Le uve sono state raccolte in agosto a completa maturazione e vinificate in bianco, con pigiatura soffice e decantazione statica del mosto fiore a freddo con la fermentazione alcolica che inizia in contenitori di acciaio inox. Completati i due terzi della fermentazione, il mosto-vino è stato travasato in barrique di quercia francese per oltre dieci mesi a contatto con i propri lieviti, donando al vino carattere e struttura. L’affinamento in bottiglia si prolunga per almeno tre mesi. Conte Hugues Chardonnay Terre Siciliane 2018 ha colore oro chiaro che apre al naso con ampie sensazioni fruttate e dolci tipiche dello chardonnay e con i sentori aromatici del legno. È un vino morbido con evidenti richiami di aromi mediterranei, struttura ampia e appagante che offre un finale lungo e persistente. Può mantenere le proprie caratteristiche organolettiche per 10 anni.
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