94 Food&Beverage | aprile-maggio 2021 Una mostra straordinaria che vuole riportare alla meritata celebrità grandi artiste italiane. Le Signore dell’arte. Storie di donne tra il ’500 e il ’600 propone 130 opere di 34 pittrici a Palazzo Reale, aMilano, fino al 25 luglio. L’esposizione è stata promossa dal Comune di Milano-Cultura, realizzata da Palazzo Reale e Arthemisia con il sostegno di Fondazione Bracco, e curata da Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié. Cinque le sezioni dedicate a queste grandi artiste che meritano di essere maggiormente riscoperte. Nella prima sezione Le artiste del Vasari spicca la figura di Sofonisba Anguissola, figlia del nobile cremonese Amilcare e vissuta per qualche anno alla corte di Filippo II di Spagna. Non solo Sofonisba, ma anche le sue sorelle si dedicarono alla pittura. La Pala de La Madonna dell’Itria del 1578-1579 fu realizza da Sofonisba a Paternò, in Sicilia, dove si era recata in seguito al primo matrimonio con il nobile siciliano FabrizioMoncada, che finì purtroppo dopo soli cinque anni in seguito alla morte violenta del marito. La Pala ripropone l’icona Bizantina della Madonna Odighitria, “che indica la strada”, da cui il termine “Itria” per contrazione, protettrice dagli assalti pirateschi, opera di grande pregio che nasconde un autoritratto della pittrice nel volto della Madonna. Sempre il Vasari testimonia di avere visto il dipinto di Sofonisba Partita a scacchi del 1555 nel quale ritrae le tre sorelle e la cameriera Cornelia Appiani che la accompagnerà in Spagna. Straordinaria la capacità della pittrice di rappresentare, nel giardino verdeggiante di casa Anguissola, i soggetti presenti rendendone in modo realistico atteggiamenti e pensieri. Mirabile la resa della preziosità delle vesti e della scacchiera, mentre sullo sfondo sembra stagliarsi un panorama dall’atmosfera fiabesca di tradizione fiamminga. La seconda sezione è dedicata alle Artiste in convento, monache che riuscirono a esprimere il loro talento anche nell’ambito della vita claustrale, come Plautilla Nelli, Caterina Vigri, Lucrina Fetti, autrice di un pregevole ritratto di Eleonora I Gonzaga, e OrsolaMaddalena Caccia, badessa fondatrice di una vera e propria officina pittorica, famosa per le pale d’altare, i quadri da camera e le preziose nature morte. Per la maggior parte delle donne artiste il luogo di formazione fu la bottega paterna. È il caso delle protagoniste della terza sezione. Fede Galizia, figlia del miniaturista Trentino Nunzio, ma attiva soprattutto in Lombardia, è l’autrice della Giuditta con la testa di Oloferne del 1601, manifesto della mostra. L’esecuzione elegante e precisa di ogni particolare, soprattutto delle vesti e dei gioielli, la battezza come raffinata pittrice della culturamanierista. L’eroina Giuditta, che libera il popolo ebraico dalla schiavitù uccidendo Oloferne, viene rappresentata immobile e con lo sguardo sereno come di chi è soddisfatta di avere compiuto la propria missione, mentre la serva Abra la guarda ammirata. Altra figlia d’arte, capace di superare la fama del padre, è la bolognese Elisabetta Sirani che, pur morendo a ventisette anni, forse avvelenata, lasciò oltre 200 tele. Fu artista dalla tecnica eccellente, dall’ampia pennellata e dall’impasto fluido, abilissima nell’uso CULTURA&GUSTO A Palazzo Reale una rassegna delle grandi artiste italiane tra il ’500 e il ’600. In mostra fino al 25 luglio 34 pittrici con oltre 130 opere per nomi che devono essere riscoperti Irene Catarella Milano mette in mostra le Signore dell’arte “Partita a scacchi” del 1555 nel quale Sofonisba Anguissola ritrae le tre sorelle e la cameriera Cornelia Appiani. Lavinia Fontana, pittrice bolognese che sposò il pittore Zappi che divenne il suo assistente, è l’autrice del dipinto della pagina seguente “Galatea e amorini cavalcano le onde della tempesta su un mostro marino” del 1590
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