68 Food&Beverage | giugno-luglio 2021 SPECIALE azienda -continua Meccia- Ecco che le bottiglie diventano estrose, le etichette più accattivanti, a significare che i rosa sono vini un po’ ‘a parte’, quasi avessero un mercato a sé”. Da un lato i vini delle Doc “storiche”, quelle riunite in Rosautoctono, dall’altro il fiorire di altri vini Doc e Igt già previsti dai disciplinari, ma poco “frequentati” quanto a produzione. Oggi rispetto al passato orientarsi nel mondo rosa richiede una maggiore attenzione. “Lamia priorità nella scelta delle etichette è la piacevolezza -sottolinea Meccia, responsabile delle migliaia di etichette presenti nella carta dello stellato Il Palagio e degli altri ristoranti presenti in hotel- Il vino rosa deve prima di tutto essere qualitativamente interessante al di là della sua origine, che comunque aiuta a ‘catalogarlo’. Faccio un esempio: di fronte a un Cerasuolo d’Abruzzo so già che si tratterà di un vino dal colore più carico e con un corpo capace di reggere determinati abbinamenti. Tuttavia, proseguendo nell’esempio, non escludo La scelta dei ristoratori per la proposta di un vino rosato parte sempre dalla piacevolezza e da una qualità interessante. Anche il colore è un elemento importante e si cerca di avere in carta vini di differenti tonalità di rosa, dal cipria al carico cerasuolo. Ha un colore buccia di cipolla Rocca d’Orcia Rosé di Podere Forte, che nasce da uve sangiovese in purezza PODERE FORTE Rocca d’Orcia Rosé 2020, luminoso e sensuale I mprenditore e vigneron, Pasquale Forte è un ingegnere, il fondatore di Eldor Corporation, una multinazionale oggi leader nel settore dell’automotive, e anche un contadino che in un antico borgo toscano guida un’azienda agricola che si estende per 500 ettari, di cui 22 a vigneto, in Val d’Orcia (Patrimonio dell’Unesco dal 2004), sulle colline senesi. Lui si definisce un direttore d’orchestra alla guida un gruppo di “musicisti” che producono grandi vini, si prendono cura di vigneti e uliveti, dell’orto botanico, dell’allevamento dei maiali di cinta senese (da cui ricavano eccellenti salumi), del gregge di pecore, delle vacche di razza Chianina, degli animali da cortile, fino ai campi di grano. Siamo intorno a Castiglione d’Orcia dove a metà degli anni Novanta Pasquale Forte ha iniziato la sua avventura contadina basata sugli insegnamenti antroposofici di Rudolf Steiner, come quelli della correttezza degli interventi e del rispetto della natura. L’agricoltura biodinamica è un modo di essere, di osservare, di lavorare la terra. Lo scopo non è quello di lasciare fare alla terra, ma di aiutarla. I tre principi della biodinamica sono: mantenere la fertilità del suolo e rendere sane le piante perché resistano alle malattie e ai parassiti e produrre alimenti di qualità per la salute degli umani. Da questi principi nascono vini come Petrucci Anfiteatro Orcia Doc, Petrucci Melo Orcia Doc, Sangiovese in purezza, identità dei suoli di Podere Forte, e spumanti come Ada Blanc de Noir, un metodo Classico realizzato interamente con uve sangiovese. Oggi, accanto a queste etichette debutta Rocca d’Orcia Rosé 2020 Igt Toscana, biologico e biodinamico, la cui vinificazione prevede una leggera pressatura dei grappoli alla quale segue la fermentazione spontanea in vasche d’acciaio dove prosegue l’affinamento sulle fecce fini per 6-8 mesi; l’affinamento in bottiglia prosegue per tre mesi. Rocca d’Orcia Rosé 2020 ha un colore luminoso e sensuale e si distingue per le sue nuance color buccia di cipolla. Profumi di pompelmo, rosa e melone si fondono in una chiusura fresca di erbe spontanee. Al palato, una bocca tesa, con richiamo di agrumi, definisce questo vino come denso e dalla grande bevibilità.
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