N°140 Febbraio Marzo

94 Food&Beverage |febbraio-marzo 2022 Testimonianza del profondo legame del grande maestro Gustav Klimt con l’Italia, sua meta artistica prediletta, la mostra Gustav Klimt. La Secessione e l’Italia, al Museo di Roma-Palazzo Braschi fino al 27 marzo, omaggia il celebre pittore austriaco esponendo molti suoi capolavori, ma anche alcune opere di artisti della sua cerchia, cioè appartenenti al famoso gruppo della Secessione viennese. Tutto questo, però, nella prospettiva inedita del rapporto con l’Italia dove Klimt andava assiduamente per studiare il Rinascimento e l’arte dei mosaici paleocristiani e bizantini, che lo hanno ispirato nella realizzazione di molte sue creazioni originali. Rispettoso dei grandi del passato, ma al contempo innovativo, Gustav Klimt fu nel 1897 uno dei fondatori della Secessione viennese che voleva adeguare l’arte agli stili di vita contemporanei e il cui motto era “A ogni tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”. Non smise mai i viaggi in Italia, partecipando anche alla Biennale di Venezia e all’Esposizione internazionale di Roma. Tele rivoluzionarie come le Amiche I (Le sorelle) del 1907, figure femminili dai volti di porcellana descritte in un articolo della Neue Freie Presse come eleganti signore in abiti invernali, esposte alla Biennale del 1910, ritornano sul territorio italiano dopo 111 anni. Dislocate in quattordici sezioni, sono in mostra oltre duecento opere, tra dipinti, disegni, manifesti d’epoca e sculture, avuti in prestito dal Museo Belvedere di Vienna e dalla Klimt Foundation, ma anche da collezioni pubbliche e private. Una delle opere più famose al mondo di Klimt che si può ammirare nella sesta sezione è la Giuditta del 1901, che costituisce anche il manifesto della mostra. Vero e proprio tributo all’erotismo femminile e al fascino della sensualità della donna, Giuditta incarna storicamente la figura muliebre che da un lato seduce il generale Oloferne con la sua bellezza e l’amabilità, ma dall’altro fieramente e indomitamente lo uccide per aiutare il suo popolo, quello d’Israele, dimostrandosi l’eroina salvatrice che infatti sarà onorata e rispettata da tutta la sua gente, vivendo addirittura fino a 105 anni e rifiutando qualsiasi proposta di nozze. Non è un caso che Klimt dipinga un personaggio biblico femminile di tale carisma, perché siamo nel periodo in cui la donna comincia la sua emancipazione e a Vienna si inizia a discutere di rivalutare il suo ruolo nella società e sul rapporto che ha con l’uomo. Siamo negli anni in cui Sigmund Freud, sempre a Vienna, porterà alla ribalta il concetto di CULTURA&GUSTO Il Museo di RomaPalazzo Braschi omaggia il celebre pittore austriaco esponendo molti suoi capolavori fino al 27 marzo, ma anche alcune opere di artisti appartenenti al famoso gruppo della Secessione viennese Irene Catarella Klimt, la Secessione e l’amore per l’Italia “Ritratto di signora con fondo rosso” (1897-1898) in cui lo sfumato la fa da padrone. A destra, “Giuditta”, del 1901, è il manifesto della mostra. È sicuramente il quadro più famoso di Klimt, un tributo all’erotismo femminile e al fascino della sensualità della donna: qui per la prima volta il pittore sperimenta l’uso della foglia d’oro su un dipinto a olio. Nell’altra pagina, ancora un “Ritratto di signora”, quasi di gusto impressionista

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