N°157 DICEMBRE

78 Food&Beverage | dicembre 2024 ITINERARI L’Armenia è stata scelta tra le destinazioni Best in Travel 2025 dalla guida turistica Lonely Planet. La piccola nazione caucasica, il primo Paese cristiano al mondo, terra di monasteri, di parchi nazionali e di saporite tradizioni gastronomiche, è anche la destinazione enoturistica emergente e del momento. A settembre, guarda caso, la capitale Yerevan ha ospitato l’ottava edizione della Conferenza Internazionale sul Turismo del Vino, organizzata dalle Nazioni Unite e con 300 esperti in arrivo da 25 Paesi. Il simbolo armeno per eccellenza -il Monte Ararat- è il luogo dove secondo la tradizione tutto ricominciò: Noè, il più importante patriarca biblico, imbarcò sull’Arca la famiglia, coppie di animali e vari esemplari di piante. Finito il diluvio piantò la vite nella valle dell’Ararat e si ubriacò del proprio vino (Genesi, 9-20/21). L’Ararat è anche la montagna perduta, situata appena oltre confine, in territorio turco. La Turchia la inglobò con il trattato di Mosca del 1921, mentre con il trattato di Kars (1921-1922) il georgiano Stalin ebbe in cambio la sovranità sovietica sulla regione dell’Agiaria e su Batumi, importante città della Georgia affacciata sul Mar Nero. Seppur perduta, la montagna è da sempre nel cuore degli armeni. Svetta come un magnete sul paesaggio dalla capitale Yerevan e permea ogni cosa della sua forza simbolica ed evocativa, eletta a logo: sulle magliette, sulle etichette di brandy, sulle confezioni di cibo di questo piccolo Paese del Caucaso, incuneato tra la Turchia a ovest, l’Iran a sud, l’Azerbaijan a est, la Georgia a nord. Gli armeni si rifanno con la vista più bella della montagna, il versante rivolto a Yerevan, a trenta minuti d’auto. Secondo un detto locale “il vento fresco dell’Ararat soffia per consolare gli armeni”, vittime del genocidio perpetrato dai turchi negli anni precedenti e durante la prima Guerra Mondiale (1915-18) e ricordato ogni anno il 24 aprile, nel luogo del Memoriale del Genocidio, su una collina di Yerevan. L’Armenia è uno dei Paesi del vino cosiddetto ancestrale, maturato in anfora come nella confinante Georgia. Ma è in Armenia che nel 2007 fu rinvenuta la cantina più antica del mondo, nella grotta di Areni. Secondo gli studiosi la vitis vitifera -specie euroasiatica da cui discendono le varietà di vitigni per il vino- fu addomesticata intorno al 7500 a.C. nella regione transcaucasica oggi corrispondente all’Armenia e alla Georgia. Da allora e fino all’era Classica il vino si diffuse nel Mediterraneo giungendo fino al Medio Oriente. Vari reperti archeologici e di archeo-botanica fanno risalire i primi esperimenti di vinificazione al periodo neolitico (8000 a.C.), forse con le più selvatiche vitis sylvestris. Ma come è stato scoperto nel 2007, le prime prove generali -finora accertate- di enologia avvennero 6100 anni fa in questa grotta dell’Armenia. Un progetto di scavi archeologici ha portato alla luce l’antico insediamento che fungeva probabilmente come centro di scambi commerciali e culturali: la Grotta di Areni, appunto, nella regione vinicola del Vayots Dzor, la più pregiata zona produttiva del Paese (per suoli, insolazione, microclima, ecc…). Oltre al rinvenimento di un calzare in cuoio di 5000 anni fa -esposto nel Museo di Massimiliano Rella Emergente Armenia la terra del vino ancestrale Qui, dove i primi esempi di vinificazione risalgono a migliaia di anni fa, si usano le anfore. Poi i sovietici decisero che bisognava produrre superalcolici e il vino decadde. La ripresa dagli anni Duemila 6XOOR VIRQGR LO 0RQWH $UDUDW LO OXRJR GRYH secondo la tradizione si trovava l’Arca di Noè. Il PRQWH SHU´ RJJL ID SDUWH GHOOD 7XUFKLD PD ª ULPDVWR un simbolo per gli armeni che lo celebrano su molti gadget fino alle etichette di brandy. Il monte sovrasta i vigneti le cui prime tracce ULVDOJRQR DO D &

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